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La programmazione degli esami

Durante il periodo dell'Impero Romano, un giovane soldato si stava recando a Roma. Era, ormai, nelle vicinanze della città, quando chiese ad un anziano, fermo sul ciglio della strada, quanto tempo ci volesse per raggiungerla. L'anziano gli ripose che non lo sapeva. Il giovane lo salutò e continuò a camminare lungo la sua strada. Aveva fatto pochi passi, quando l'anziano lo chiamò e gli disse che c'avrebbe impegnato un paio di ore. Il giovane gli chiese come mai qualche minuto prima non lo sapesse. L'anziano, allora, gli rispose che non aveva ancora visto il passo della sua andatura.
Nella programmazione di un esame, la prima cosa da fare è capire qual'è la nostra andatura. Per farlo dobbiamo impiegare un'ora (cioè cinquanta minuti come spiegato nel post relativo a quanto tempo studiare) per sapere quante pagine riusciamo a studiare di un certo libro. Se l'esame comporta più libri è necessario ripetere l'operazione per ognuno.
Conoscendo le pagine che riusciamo a studiare, le moltiplichiamo per le ore giornaliere che dedichiamo allo studio per sapere quante pagine riusciamo a studiare ogni giorno. A questo punto, conoscendo le pagine che compongono un libro, capiremo quanti giorni sono necessari per studiarlo. Ai giorni necessari dobbiamo aggiungerne il venti per cento, per esempio se il risultato del conteggio iniziale è stato di venti giorni dobbiamo aggiungerne altri quattro e quindi arrivare a ventiquattro. Il venti per cento che calcoliamo in più riguarda gli imprevisti che possono ritardare il nostro studio. Se si ha uno stile di vita in cui è molto probabile che ci siano degli imprevisti, bisogna aumentare maggiormente la percentuale del venti.
Un'ultima accortezza è quella di calcolare un'ora al giorno da dedicare ai ripassi, come è spiegato nel post relativo a questa tecnica.

 

Per quanto tempo studiare

La nostra capacità di assimilare gli argomenti che sono oggetto del nostro studio, non è illimitata, dopo quarantacinque minuti il nostro cervello ha bisogno di una pausa. Per la precisione, il massimo dell'apprendimento avviene nei primi venticinque minuti e nei restanti venti il rendimento ha una fase calante. Inoltre, quando iniziamo la nostra attività di studio la nostra efficienza è al massimo, in seguito c'è un abbassamento dell'energia. A prova di quanto detto pensiamo alla necessità di zuccheri avvertita dopo un aver studiato per alcune ore, il cervello ha bisogno di molta energia per funzionare.
La nostra giornata di studio dovrebbe iniziare, quindi, con l'affrontare gli argomenti più difficili, quelli che richiedono più impegno mentale, per finire a quelli più facili quando ormai siamo stanchi.
Le ore impiegate bisogna distribuirle in modo che per ognuna ci sia una pausa di quindici minuti. Nei quarantacinque minuti di studio cerchiamo di affrontare un argomento per intero, in modo da non perdere tempo in seguito nel trovare “il filo del ragionamento”. I quindici minuti di pausa vanno suddivisi in due parti. Nei primi dieci minuti facciamo qualcosa che crei un distacco dallo studio e che ci rilassi e gratifichi. Nei cinque minuti finali ripassiamo mentalmente l’argomento che abbiamo studiato precedentemente, in modo che si possa creare un collegamento con quello che si va a studiare.
Un altro tipo di suddivisione che si potrebbe fare è quello di sfruttare al massimo i primi venticinque minuti in cui si è carichi di energia, poi fare una pausa di cinque minuti, fare altri venticinque minuti e poi un'interruzione di dieci minuti. Durante i venticinque minuti non si deve fare nient'altro che studiare, e per non farci distrarre dalla curiosità di guardare l'orologio per vedere quanto tempo è passato, possiamo utilizzare un timer che ci avvertirà che i venticinque minuti sono passati ed è arrivato il momento di prenderci una breve pausa.

Tecniche minori di allenamento della concentrazione.

Nella tecnica di sviluppo della concentrazione mediante la focalizzazione sul respiro era possibile raggiungere un duplice scopo: tenere l'attenzione fissa su un oggetto diventando consapevoli del vagare della mente, rilassarsi grazie alla respirazione addominale. Nelle tecniche che sono ora proposte lo scopo è solo quello di tenere fissa l'attenzione su un oggetto. Il loro vantaggio è che sono molto semplici e possono essere relizzate in qualunque luogo e momento.

La prima tecnica molto semplice è quella di contare. Quest'attività richiede da una parte attenzione perché con i numeri non si può sbagliare, dall'altra parte poiché è un esercizio che alla lunga può risultare monotono è facile che la mente possa distrarsi. Possiamo inziare da qualcosa di facile per aumentare gradualmente la difficoltà. Iniziamo per esempio contando fino a 100 per due alla volta, passiamo poi a contare fino a 200, a 300, a 400, per tre, per quattro, per tre e per cinque alternativamente, possiamo contare a ritroso.

La seconda tecnica è quella di trovare gli articoli grammaticali (il, lo, la, ecc.) in una pagina di giornale. Alcuni test sull'attenzione si fondano su esercizi simili a questo.

Test sull'attenzione che consiste nel trovare sei campanelle tra tutti i disegni prposti

L'ultima tecnica è quella di mantenere l'attenzione sulla cornice di un quadrato come nell'immagine proposta. Dopo un po' vi accorgerete che il vostro sguardo tenderà a posarsi sul centro dell'immagine.
Provate a mantenere l'attenzione sulla cornice nera.
 Come per tutti gli allenamenti è necessario fare gli esercizi con una certa costanza per avere risultati.